Pacificazione o dissoluzione
E’ possibile che lo scontro frontale tra i due maggiori partiti della maggioranza di governo sulla decadenza di Silvio Berlusconi porti a una crisi su cui dovrà intervenire il capo dello stato. Molti, in questo caso, gli suggeriscono soluzioni avventurose, incarichi da attribuire al premier uscente o ad altre personalità perché vadano a cercarsi una qualsiasi maggioranza al Senato, che sarebbe in ogni caso raccogliticcia e incapace di sostenere una azione di governo in qualche modo organica. Basti pensare alle divergenze tra il Pd e i suoi ipotetici nuovi alleati su temi dirimenti come l’Europa e la Tav per far capire che si tratterebbe di un governicchio costruito solo su una sorta di patto maramaldesco contro Berlusconi.
6 AGO 20

E’ possibile che lo scontro frontale tra i due maggiori partiti della maggioranza di governo sulla decadenza di Silvio Berlusconi porti a una crisi su cui dovrà intervenire il capo dello stato. Molti, in questo caso, gli suggeriscono soluzioni avventurose, incarichi da attribuire al premier uscente o ad altre personalità perché vadano a cercarsi una qualsiasi maggioranza al Senato, che sarebbe in ogni caso raccogliticcia e incapace di sostenere una azione di governo in qualche modo organica. Basti pensare alle divergenze tra il Pd e i suoi ipotetici nuovi alleati su temi dirimenti come l’Europa e la Tav per far capire che si tratterebbe di un governicchio costruito solo su una sorta di patto maramaldesco contro Berlusconi. L’alternativa di uno scioglimento delle Camere per tornare al voto con l’attuale legge elettorale appare difficile e comunque sgradita al Quirinale, dove si teme la probabile replica di una situazione di stallo.
La soluzione considerata migliore, o almeno meno dannosa, è un rinvio alle Camere del governo di Enrico Letta, dopo le sue dimissioni inevitabili in caso di dichiarazione di ritiro dalla maggioranza del Popolo della libertà, e una fase di consultazione in cui si possa raggiungere un piccolo accordo di pacificazione, dopo che quello più ambizioso è stato travolto dallo strapotere giudiziario e dalla sua accettazione pavida e arrogante insieme da parte del Pd. Un piccolo patto è comunque difficile, ma alla fine potrebbe apparire conveniente a tutti, al Cavaliere prigioniero come ai democratici alle prese con un congresso e la ridefinizione di una linea politica, sempre che non prevalga, come sembra in queste ore, il comune cupio dissolvi.